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Il primo viaggio a Zanzibar non si scorda mai

Il primo viaggio non si scorda mai e vi racconto il perché.

Il primo viaggio a Zanzibar non si scorda mai

shortbreaktravel Scritto il 16 Marzo 2020

Il primo viaggio non si scorda mai e vi racconto il perché.


Prima di questo, non avevo mai fatto grandi viaggi, solo qualche weekend in Europa. Sono stata sempre attratta dalle altre culture e ho sempre avuto una grande passione per i viaggi.

Finalmente arriva l’occasione anche per me di poter partire oltreoceano. Dopo lunghe decisioni e indecisioni, con il mio ragazzo siamo giunti alla conclusione di voler visitare la bellissima isola di Zanzibar, nell’oceano indiano. 

Foto scattata dall’hotel

Foto scattata dall’hotel

Corriamo in agenzia e all’uscita con i biglietti in mano, non vedo l’ora che arrivi la partenza. Era il 2014, precisamente metà novembre. Tra l’altro questo periodo è leggermente sconsigliato in quanto stagione delle piogge meno intense.

Noi non abbiamo mai trovato una nuvola e neanche una goccia d’acqua. (Qualche nuvoletta ogni tanto sarebbe stata gradita, visto le alte temperature!)

Il giorno della partenza ci precipitiamo in aeroporto alle 4 di notte, ancora assonati. Siamo arrivati un paio d’ore prima (e per fortuna), come consigliato dal tour operator. Al check-in coda infinita, abbiamo giusto fatto in tempo a prendere un caffè prima di salire a bordo.

Una volta sull’aereo gigante, ci prepariamo per il lungo volo fortunatamente senza scali. Dopo 9 ore, finalmente atteriamo. Africa eccoci qua!

Imbacuccati con felpe, giubbotto pesante e sciarpa, ci prepariamo a uscire dall’aereo. Quando aprono la porta ci arriva una “piacevole” ventata di aria umida e calda, temperatura: 40 gradi circa. Avete presente quando aspettate la torta davanti al forno e poi lo aprire all’improvviso e vi arriva l’aria bollente tutta in faccia? Ecco la sensazione è più o meno la stessa.

Dopo 20 scalini, già morivo di caldo. Ad aspettarci, un grazioso pulmino che probabilmente aveva più anni di me. Questo, avrebbe dovuto accompagnarci al gate. La distanza del gate dall’aereo era più o meno di 150 metri, quindi capite la necessità inevitabile del pulmino.

Compilati tutti i documenti necessari per ottenere il visto e pagata la tassa, troviamo la nostra guida pronta ad accompagnarci al villaggio.


In agenzia avevamo scelto un hotel 3*, baobab beach resort. Si trova direttamente sulla spiaggia. A nord dell’isola, precisamente Nungwi. La decisone che ci ha portato a questa scelta, oltre al budget purtroppo non illimitato, è stata il fatto che il nord dell’isola è la parte che soffre meno di alte e basse maree. Diciamo che la differenza tra bassa e alta marea non è molto rilevante. A est dell’isola, parte molto più turistica all’epoca, l’alta e la bassa marea avevano una differenza enorme. Per essere più chiari, la mattina per fare il bagno si doveva fare una bella camminata.


All’arrivo in hotel l’accoglienza è stata molto piacevole, accompagnata da un bel bicchiere di succo rinfrescante.

Le camere nell’hotel erano dislocate in tante piccolissime casette. In camera lo stretto necessario: bagno e doccia, aria condizionata e un letto grande con le classiche zanzariere bianche.

Posate le valigie e messo subito il costume, corriamo al mare. E che mare! credetemi, il paradiso esiste! Non avevo mai visto dei colori così. Sabbia bianchissimaacqua trasparente e di quel colore azzurro che la si confondeva con il cielo. Era così limpida che anche senza l’attrezzatura da snorkeling si potevano vedere i pesciolini nuotarci intorno. L’acqua dell’oceano era caldissima, non si faceva per niente fatica a entrare per nuotare.

 

Spiaggia davanti l’hotel

La parte sicuramente più bella dell’hotel, era il ristorante. Affacciato direttamente sul mare, vista magnifica. La mattina durante la colazione, si poteva ammirare l’alba mentre la sera il tramonto.

Colazione al ristorante ammirando l’alba

Il nord dell’isola è molto particolare, offre dei tramonti con colori bellissimi. Magari qualcuno di voi ha visto delle foto dei famosi tramonti africani, ma vederli dal vivo è pazzesco. Uno scenario indimenticabile. Da ogni parte dell’isola, organizzavano escursioni per ammirare questo spettacolo, mentre noi lo avevamo a disposizione tutte le sere.

Il tramonto di Zanzibar

Unica nota  “negativa” di questa vacanza, diciamo così, erano i così detti “beach boys” e i masaiRagazzi del posto, che giravano sulle spiagge, alcuni vendevano escursioni mentre altri avevano mercatini e cercavano di vendere un po’ di souvenir tipici. La parte negativa di questo, ovviamente, non erano i ragazzi in se, perché erano molto simpatici e ci hanno fatto conoscere molto la loro cultura, ma il fatto che erano davvero tantissimi e dopo un po’ la cosa diventava assillante. Appena vedevano qualcuno sulla spiaggia si avvicinavano tutti per parlare, così tutto il giorno. Riposarsi o dormire sulla spiaggia era praticamente impossibile, si doveva stare dentro le recinzioni dell’hotel. La cosa simpatica era che i ragazzi ormai vedendo così tanti turisti, avevano imparato a parlare benissimo italiano.

Le escursioni che abbiamo scelto di fare, le abbiamo fatte tutte con i beach boys. Lo consiglio a tutti, sono molto gentili e alla mano e soprattutto costano la metà del prezzo proposto dai tour operator. Non ci siamo mai sentiti in pericolo e ci siamo divertiti molto. Alcuni di questi beach boys hanno addirittura le recensioni su trip advisor, quindi niente paura!

Le tipiche barche dei beach boys

Nel villaggio c’erano due ragazzi del posto che facevano gli animatori. Grazie a loro, ai beach boys e ai masai abbiamo conosciuto tantissime cose sulla loro cultura e sulla vita del posto, che altrimenti non avremmo mai saputo.

Durante questa vacanza, abbiamo avuto l’occasione di assaggiare l’ananas più buono di sempre. Dolcissimo, succoso e morbido. Nonostante negli anni abbia viaggiato molto, non ho mai provato un sapore simile. Anche le banane, quelle minuscole, avevano un sapore molto strano, erano quasi aspre e leggermente dure. La frutta qui era davvero imparagonabile. Se avete l’occasione di visitare questi posti, dovete assolutamente assaggiare la frutta. Fate attenzione, però, cercate di mangiare frutta che si possa sbucciare, per evitare inutili mal di pancia che possono rovinare la vacanza. Il nostro corpo non è abituato alla loro acqua e quindi, potrebbe fare brutti scherzi.

Purtroppo, quando abbiamo deciso di visitare l’isola, era il periodo in cui si stava diffondendo l’ebola. Questa cosa ci ha limitato molto nella scelta delle escursioni, avremmo sicuramente fatto anche l’escursione a Stone Town e il tour delle spezie.  Alla fine, però, quella che abbiamo scelto di fare non era da meno. Abbiamo visitato Prison island e Nakupenda.

Prison island

Il giorno dell’escursione si partiva presto, circa alle 7 del mattino. Venivano i beach boys sotto ogni hotel, con un pulmino minuscolo. Prima di prendere la barca per arrivare all’isola, si doveva raggiungere il porto di Stone Town. Da lì, il tragitto non era molto lungo, circa 6km di distanza.

Prison island, in passato, veniva usata come luogo di detenzione. Ora invece sull’isola si trovano le tartarughe giganti delle Seychelles.

Appena arrivati sull’isola è stato bellissimo vedere in mare, centinaia di stelle marine coloratissime.

Non le avevo mai viste prima, c’erano di tutte le dimensioni e colori. L’acqua era limpida e le stelle si vedevano alla perfezione. Se avete l’occasione di vederle, non tiratele fuori dall’acqua e se potete evitate di toccarle, possono morire.

Una delle tantissime stelle marine

Dopo un breve tragitto a piedi, ci hanno fatto visitare la prigione e raccontato la storia dell’isola. Non molto distante dalla prigione c’erano le tartarughe giganti. Erano davvero enormi. La cosa bella, è che erano tenute libere nel parco e potevano andare dove volevano. Si potevano accarezzare e fare foto, ovviamente senza infastidirle troppo. C’erano tartarughe che avevano più di 200 anni, una in particolare ne aveva quasi 350.

Una delle tartarughe del parco

Ora arriva la parte più bella dell’escursione: NakupendaUna lingua di sabbia che si crea, nel bel mezzo dell’oceano, quando la marea è bassa. Anche qui acqua limpida e sabbia bianca. Su questa lingua di sabbia, i beach boys avevano organizzato una grigliata di pesce fresco. Tutto buonissimo, abbiamo mangiato aragoste, granchi e altro pesce mai mangiato prima. Esperienza molto selvaggia. Pic nic nel bel mezzo dell’oceanodall’altra parte del mondo. Dopo il pranzo, chi voleva poteva fare snorkeling o semplicemente rilassarsi sotto il sole cocente. Mentre stavamo lì, guardavamo la marea alzarsi sempre di più, finché la lingua di sabbia è quasi scomparsa del tutto. Tutti scappavano velocemente sulle proprie barche, anche noi abbiamo preso la nostra per ritornare al porto.

Grigliata di pesce a Nakupenda

Nonostante siano passati molti anni dal mio primo viaggio a Zanzibar, i ricordi sono ancora vivi, come se fossi tornata ieri. Ricordo ancora quei colori, sapori e odori. Quest’isola mi rimarrà sempre nel cuore. Peccato che la vacanza sia durata solo una settimana e che a causa di alcune circostanze, non abbiamo potuto conoscere altri aspetti, sicuramente interessanti del posto.

Prima della vacanza, non abbiamo assolutamente fatto alcun vaccino, in quanto non obbligatori e sopratutto non necessari. Potete comunque sempre tenervi informati sul sito della Farnesina. Abbiamo solo portato l’autan per le zanzare, anche se, non so se eravamo fortunati noi o queste non c’erano, ne abbiamo usato davvero poco. Oltre a questo, abbiamo portato qualche medicinale per ogni evenienza, per evitare spiacevoli episodi di indigestioni o mal di pancia. Fondamentale da non scordare, la protezione solare. Il sole di Zanzibar è davvero fortissimo, anche se si viaggia in bassa stagione. Io mi sono scottata nonostante avessi la protezione con spf 50.

L’isola è ancora molto selvaggia e la natura incontaminata, soprattutto dove eravamo noi. Sulla spiaggia si potevano vedere tantissimi animali passeggiare tranquillamente. Nel nostro hotel giravano sempre due simpatiche scimiette, che amavano rubare dai balconi dei vari turisti. Spesso mentre prendevamo il sole, ci è capitato di vedere l’iguana, girare sulla sabbia. In camera invece, qualche volta abbiamo avuto ospiti indesiderati, come insetti di vario tipo, mai visti primi. Per fortuna avevamo la zanzariera sul letto che ci proteggeva durante la notte.

Questo viaggio è stato davvero incredibile e sicuramente indimenticabile. Come detto all’inizio, il primo viaggio non si scorda mai.

Zanzibar, questo non è un addio ma solo un arrivederci.

L’alba a Zanzibar 

Tutte le foto con sotto la didascalia, sono state scattate personalmente. Non sono modificate, sono i reali colori che troverete su questa magica isola.

Come organizzare un viaggio fai da te